Quando Joyce lasciò Trieste per l’ultima volta nel luglio 1920, quasi 16 anni dopo il suo primo arrivo nella città adriatica nell’ottobre 1904, stava abbandonando il luogo dove aveva scritto e aveva visto pubblicate tutte le sue opere giovanili – Chamber Music, Dubliners, Portrait of the Artist as a Young Man, Exiles e Giacomo Joyce e dove aveva steso i primi, importantissimi episodi di Ulysses, il romanzo che ha cambiato il corso della letteratura moderna già prima del 1922, data della sua pubblicazione.
Non solo: stava anche lasciando la città nella quale, all’ età di 38 anni, aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta.

Quando parliamo del rapporto fra lo scrittore James Joyce e la città di Trieste, quindi, stiamo parlando di un aspetto estremamente significativo non solo della sua biografia ma anche della sua evoluzione in quanto autore, oltre che di un dato essenziale per comprendere a fondo alcune caratteristiche delle sue opere.
Se Dublino fu la città dove la personalità di Joyce venne creata e plasmata, Trieste è quella dove si James Joycesviluppò e maturò; il luogo in cui, per dirlo con le parole del noto romanziere irlandese Colm Toibin, «Joyce crebbe».

Trieste fu il periplum di Joyce come il Mediterraneo era stato quello di Ulisse; fu il luogo in cui navigò per più di dieci anni, in cui conobbe molte persone che dovevano avere un ruolo importante nella sua vita. Fu il luogo in cui ebbe molte esperienze diverse e fondamentali: qui divenne padre di due bambin,i perdendone però un terzo in seguito ad un aborto; qui incontrò la malattia, la dura povertà e una lunga serie di problemi personali e letterari, ma conobbe anche un crescente numero di successi.
A Trieste fu insegnante, conferenziere, giornalista, impiegato, studente di canto, traduttore, aspirante imprenditore (oltre che “marito”, padre, fratello e amico – o conoscente – di molti componenti dell’élite economica, politica e intellettuale della città).
A Trieste Joyce sviluppò e perfezionò la sua arte, traendo molta della sua ispirazione da fatti, persone e luoghi che vi vide ed elaborandone i caratteri nelle sue rivoluzionarie opere.