Giacomo Joyce

Giacomo Joyce rimane il più enigmatico dei testi di joyciani. Con l’eccezione di alcune poesie, questo breve testo in prosa poetica è la sola opera di Joyce esplicitamente ambientata a Trieste e, a causa delle sue contraddizioni interne e della caratteristica allusività, crea diversi problemi a chi si sforza di portarne a termine un’analisi.
Di quest’opera non conosciamo ancora la data di composizione (presumibilmente tra il 1912 e il 1914); ancora, dopo tutte le supposizioni fatte e la vera e propria caccia che le è stata data dagli appassionati cultori di cose joyciane, non sappiamo esattamente quale sia la giovane studentessa alla quale l’opera più direttamente si ispira (Amalia Popper, Emma Cuzzi, una sconosciuta? Ovviamente la risposta consisterà nel riconoscere che il ritratto è la somma di parti provenienti da personaggi diversi; ancora non ci sono chiare le intenzioni di Joyce a riguardo (è un testo completo? Si tratta di elaborati appunti preparatori per un’opera più estesa? oppure della condensazione, del distillato di un’opera in prosa più lunga che non esiste più? Joyce era intenzionato a ritornare su questo testo?); per non dire che ancora non è certa l’esatta intersezione e l’esatto ordine dei diversi segmenti né ci riesce agevolmente di comprendere a quale forma letteraria esso si ispirasse o fosse improntato (era modellato su qualche modello canonico come la Vita Nuova di Dante o i sonetti di Shakespeare? Esiste un codice specifico interno al testo?).

In ogni caso, Giacomo Joyce segna una svolta negli scritti del romanziere irlandese, sia in termini di stile che di approccio alla materia narrativa e una prova di ciò può essere considerata la frequenza con cui, negli anni successivi, Joyce lo riprese in mano, incorporandone molti segmenti in altri scritti (soprattutto nei due capitoli finali del Portrait e negli episodi Proteus, Scylla and Charybdis e Circe di Ulysses, ma anche in Finnegans Wake, sebbene in un modo molto più indiretto).

Emma Cuzzi

Emma Cuzzi

Dopo la partenza di Joyce da Trieste nel 1920, il manoscritto rimase a Trieste a casa di Stanislaus e fu reso noto da Ellmann che ne aveva avuto in regalo il manoscritto dalla vedova di Stanislaus e che ne inserì alcune parti nella prima edizione della sua biografia di Joyce. Ma gli scrupoli di Ellmann riguardo la persona che egli era sicuro fosse il primo modello dell’opera, Amalia Popper, fecero sì che il testo non fosse pubblicato se non dopo la morte di lei nel 1967.