Joyce continuò a mantenere contatti con Trieste e pubblicizzò le sue opere in Italia per lungo tempo dopo avere lasciato la città adriatica. Questi contatti avevano varie forme, da un vivo interesse dato dalle traduzioni in italiano delle sue opere (come evidenziato dalla stretta collaborazione con il suo maggior traduttore italiano, Carlo Linati, e dalla supervisione alle traduzioni di Dubliners di Amalia Popper), sino alla pubblicizzazione delle sue opere sulla stampa italiana (Joyce propose anche a Stanislaus di menzionare il libro di Lucia Joyce intitolato “ABC” ne “Il Piccolo” e infatti vi apparve un breve accenno nel 1936). Comunque, l’esempio più evidente dell’interesse costante e dell’attaccamento di Joyce a Trieste deve essere cercato in Finnegans Wake, che include numerose parole e allusioni italiane e triestine. In ogni caso, uno degli ultimi tentativi più creativi di Joyce sarà la traduzione in italiano, assieme a Nino Frank, di Anna Livia Plurabelle nel 1938 (Frank afferma nelle sue memorie che la traduzione era di Joyce al 75%). Più che di una traduzione si trattava di un testo originale e questa versione di Anna Livia Plurabelle dimostra l’assoluta padronanza dell’italiano di Joyce, mentre la sua geniale e intima conoscenza del ritmo, del timbro, del colore e dell’allusività ci mostra quanto Joyce aveva assimilato – e trattenuto – dei suoi anni triestini.