Ritorna a Trieste anche nel 2016 il festival “Bloomsday – Una festa per Joyce” che, con i suoi 21 appuntamenti in 4 giorni – dal 16 al 19 giugno – si conferma una delle più importanti manifestazioni joyciane, dopo naturalmente quella più antica e sentita di Dublino, che si chiude appunto il 16 passando idealmente il testimone a Trieste.
Quella triestina, a ogni buon conto, è una manifestazione molto ben caratterizzata e con una personalità ben definita perché unisce la professionalità del Museo Joyce Museum (frutto della collaborazione dell’Università e del Comune di Trieste) a un’anima festaiola, a una schietta vocazione divulgativa, allo sforzo di proporre sempre produzioni originali, realizzate appositamente per il festival e infine, caratteristica unica dell’appuntamento triestino, alla volontà di esplorare, a ogni nuova edizione, uno degli episodi del capolavoro joyciano in particolare.
Quest’anno tocca al capitolo undicesimo, ispirato all’episodio omerico delle Sirene che, nella versione joyciana si tramutano in miss Kennedy e miss Douce, le due procaci cameriere dell’Ormond Hotel di Dublino, nel cui bar molti dei protagonisti del romanzo si incontrano per mangiare, bere e… cantare (l’undicesimo episodio di Ulisse è tutto dedicato ai suoni, alla musica e alla melomania irlandese).

Alle Sirene è dedicata pertanto la conferenza di apertura di Renzo S. Crivelli (giovedì 16, Museo Sartorio ore 10) così come lo spettacolo di “ART & ZAN”, presentato dalla compagnia “L’Armonia” sotto i portici della loggia comunale ancora il 16 alle 17.30 (in replica in piazza Barbacan domencia 19 alle 19), subito prima dell’inaugurazione della mostra dell’artista Matteo “Ufocinque” Capobanco che, nella adiacente Sala Veruda di Palazzo Costanzi, aprirà le porte della sua installazione SIRΣNS – Out of the BlueSday, curata da María Sánchez Puyade e accompagnata dalle musiche di Luca Ciut.

“Sirene” ovunque anche sotto l’Arco di Riccardo, in quella piazza Barbacan che è al centro della Cittavecchia dei bordelli e delle osterie amata da Joyce, trasformata per l’occasione – novità dell’edizione 2016 – in “Bloomsday Village”, con gli esercizi che si affacciano sulla piazza che diventano i pub, gli alberghi e i negozi ricordati nelle pagine di Joyce, riproducendo una Dublino in sedicesimo che ospiterà buona parte degli appuntamenti del fine settimana.
Prenderà le mosse dalle chiacchiere dell’Ormond bar la “Rap-presentazione” Un bicchiere con Joyce del gruppo “Stolen Words”, introdotto e accompagnato dallo scrittore Pino Roveredo e dai rapper Theo La Vecia e Jay Rah (venerdì 17 alle 19 nel giardino del Centro di Promozione alla salute di Androna degli Orti, a due passi dalla piazza). E poco dopo, ancora al “Bloomsday Village” sarà tutta ispirata alle onomatopee presenti nel capitolo joyciano la mostra diffusa SIIIIIRENE COMICS – rumori e suoni dell’Ulisse di Joyce, organizzato nell’ambito della rassegna Artefatto 20016 – It’sme in collaborazione con l’Accademia del Fumetto e il Museo Joyce: le tavole prodotte dai giovani artisti nel corso della manifestazione saranno esposte nei locali della piazza i cui esercenti, per l’occasione, offriranno al pubblico presente un aperitivo – neanche a dirlo – di ispirazione joyciana, con stuzzichini e un bicchiere di “Opolo di Lissa” il vino preferito da James Joyce durante il suo soggiorno triestino.
E a cosa potrebbe essere mai ispirata l’installazione Mermaid’s Song di María Sánchez Puyade (con il sound engeneer BTaste) che aprirà le porte dell’“Emporio dell’arte” Liberarti al “Village” alle ore 21.30 ancora venerdì 17)? E chi se non le sirene joyciane possono guidare sulle corde delle loro Fender le dita dei “Fathers of Western Tought”, duo irlandese reduce dagli ultimi tre Bloomsday dublinesi e da un lungo, ambizioso progetto di messa in musica delle maggiori opere joyciane, cui è affidato il concerto di chiusura (domenica 19 giugno, ore 21.30, sotto l’Arco di Riccardo): The Endlessnessnessness, 10 nuove canzoni ispirate al musicalissimo episodio dell’Ulisse e appositamente composte per il Bloomsday trestino.

Delle sirene affioreranno forse le code anche nel concerto dei Wooden Legs, immancabili al Bloomsday (sabato 18, ore 19, piazza Barbacan) e negli altri due spettacoli teatrali realizzati per il festival: De’ tuoni, di Diana Höbel (sabato 18, ore 21.30, “Bloomsday Village”), che prosegue la recente tradizione di ripercorrere le testimonianze degli amici triestini di Joyce (lo scorso anno toccò a Alessandro Francini Bruni, protagonista dello spettacolo del Pupkin Kabarett) dando la parola a Dario De Tuoni, intelligente e sensibile allievo dell’irlandese (ma di “tuoni” si parla anche a proposito della fobia di Joyce dei temporali e del suo virtuosismo nel riprodurne il suono in chilometriche onomatopee), e la piéce Egon & Jim, scritta da Renzo S. Crivelli e ispirata al possibile incontro triestino del giovane pittore Egon Schiele e di James Joyce, realizzato dal “Teatro Stabile La Contrada”, che andrà in scena giovedì 16 giugno alle ore 17 e, in replica, alle ore 21 all’Auditorium del Museo Revoltella. Ancora Renzo Crivelli, inoltre sarà protagonista nella mattinata di domenica 19 con la conferenza James Joyce e l’Epifania (ore 11, Stazione Rogers di riva Grumula 6) e, alcune ore più tardi, dell’immancabile tour guidato ai luoghi joyciani (partenza alle ore 18 dal Passaggio Joyce detto Ponte Curto, sul canale di Ponterosso).

Di grande prestigio, infine, gli ospiti che raggiungeranno Trieste da fuori per unirsi alla “festa per Joyce”: Piero Boitani (Università Roma 3), uno dei massimi esperti al mondo della figura di Ulisse, ne racconterà le incarnazioni attraverso tre millenni, dall’Odissea all’impero romano, da Dante a Tennyson, da Joyce a Walcott (giovedì 16, museo Sartorio ore 11 circa), cui farà seguito il documentario sul Bloomsday 2015 girato da Ivan Bormann; Ana Martina Pérez-Canales raggiungerà Trieste da Madrid per presentare il suo documentario L’esilio del linguaggio come dissidenza. James Joyce. Finnegans Wake (venerdì 17 alle ore 11 a Palazzo Gopcevich), che fa il punto su una domanda che tutti prima o poi, più o meno seriamente, si pongono: ma Joyce era pazzo? A sua volta la regista ellenica Vouvoula Skoura presenterà il suo documentario The Red Bank. James Joyce: His Greek Notebooks, girato in parte a Trieste, che indaga il rapporto di Joyce con la lingua e la cultura greca (identico luogo e ora di sabato 18). Troverà posto invece alla sede dei musei Svevo e Joyce di via Madonna del Mare 13, la più adatta, la presentazione del nuovo volume di Stanley Price James Joyce and Italo Svevo. The Story of a Friendship, alla presenza dell’autore. E per concludere, ci sposteremo nuovamente alla sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (sabato 18 alle ore 18) per ascoltare la conferenza di Edoardo Camurri dal titolo Free leaves for ebribadies! Dionisismo e psichedelia per leggere Finnegans Wake, che ci porterà dentro alla più criptica, ostica e incantata opera di Joyce con l’aiuto di un robusto doping.

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