Silvio Benco

Silvio Benco

Silvio Enea Benco nasce a Trieste il 22 novembre 1874. La morte prematura del padre, avvenuta nel 1890, lo costringe a lasciare gli studi per guadagnarsi da vivere come giornalista, prima presso il giornale irredentista “L’indipendente” ed in seguito, a partire dal 1903, al “Piccolo”.
Durante questo periodo partecipò attivamente alla vita culturale triestina di cui conosceva e frequentava i principali rappresentanti, fra cui quello Svevo che egli, critico letterario per altri versi acuto e intelligente, non stimava affatto come scrittore. Nel 1916 venne tenuto prigioniero a Linz dagli austriaci e non fece ritorno a Trieste fino al 1918. Tra il maggio ed il novembre 1918 pubblicò la rivista d’arte “Umana”. Dopo la fine fine della guerra diresse il nuovo quotidiano “La Nazione” fino al 1923, quando il partito fascista salì al potere.
Negli anni a seguire collaborò nuovamente con “Il Piccolo”, sebbene a causa delle sue idee politiche non gli fosse permesso di scrivere su temi politici. Dopo la caduta del regime, nel 1943, riottenne la direzione del “Piccolo”, ma venne minacciato di morte dai fascisti locali e lasciò Trieste andando a stabilirsi nel paese friulano di Turriacco, in cui visse fino alla sua morte, il 9 marzo 1949.

Romanziere, giornalista, librettista, traduttore e critico d’arte, Benco fu uno più talentuosi uomini di lettere di Trieste. Scrisse diversi romanzi, libretti per le opere di Smareglia e Malipiero, un’opera in tre volumi sulla storia di Trieste durante la prima Guerra Mondiale, diverse monografie su artisti e istituzioni triestine ed innumerevoli articoli di critica su opere musicali, pittoriche e letterarie.
Incontrò Joyce per la prima volta nel 1907, quando era redattore de “Il Piccolo” e Roberto Prezioso gli chiese di correggere le bozze del primo articolo di Joyce. Ricordando quell’episodio Benco scrisse che in quell’occasione fece notare ciò che sembrava essere un errore nell’italiano di Joyce, ma lo stesso Joyce difese il proprio testo «dizionario alla mano» dimostrando di avere ragione. Benco scrisse inoltre una delle prime recensioni italiane del Portrait e la prima, nel ’21, dell’Ulysses.