Nato il 1° gennaio 1875 a Trieste da una ricca famiglia di commercianti, Romeo Bartoli, sebbene dimostrasse di possedere un precoce talento musicale, sembra abbia dovuto formarsi musicalmente da autodidatta, mentre i desideri dei genitori lo portavano altrove, a quel Politecnico di Graz presso cui studiò ingegneria. Tuttavia un improvviso tracollo degli affari di famiglia lo costrinse a lasciare gli studi, rappresentando per il giovane pieno di talento un’occasione: quella di dedicarsi a tempo pieno alla musica.
Entrato in relazione col noto Antonio Smareglia, il più celebrato compositore di Trieste quando questo era ormai ridotto quasi alla cecità e dettava le sue composizioni, ne divenne il fedele scrivano in cambio di lezioni di composizione. nel 1901 venne nominato direttore del coro del Teatro Verdi. Fondò la Società Corale Teatrale, un gruppo vocale che interpretava antica musica polifonica italiana e che, tra il 1912-13, diede una serie di concerti a Trieste portando sulle scene musiche di Palestrina, Anerio, Marenzio, Monteverdi, Scandello, Donato e l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi. Nella primavera del 1913 e poi di nuovo nel 1914 guidò il suo ensamble in tournée attraverso l’Italia, riscuotendo un grande successo. Dopo le tournée, a Bartoli venne offerto di ricoprire un ruolo di rilievo al Conservatorio Verdi di Milano, città in cui si stabilì fino alla fine della sua vita, insegnando musica corale e solfeggio e continuando la sua attività concertistica collezionando sempre nuovi e maggiori successi (tenne, fra l’altro, un concerto privato per D’Annunzio, il quale insistette nel sentire il madrigale di Monteverdi Ecco mormorar l’onda e tremolar le fronde per sette volte; sempre in forma privata si esibì inoltre per il re Vittorio Emanuele III). Romeo Bartoli morì a Milano il 12 febbraio del 1936.

AmfiparnasoBartoli fu maestro di Joyce quando questi si iscrisse al Conservatorio di Musica di Trieste nell’ottobre del 1908 con la seria intenzione di esercitare la voce per dedicarsi a una carriera da professionista. Bartoli gli confermò di essere dotato di una voce piuttosto buona e gli promise che sarebbe stto pronto a salire su un palco entro due o tre anni. Si sa, inoltre, che Joyce diede a Bartoli delle lezioni di inglese ed è possibile, pertanto, che i due scambiassero le proprie prestazioni professionali di insegnanti. Nel 1909 anche Stanislaus prese lezioni da Bartoli.
In realtà la “carriera” di Joyce si sarebbe limitata alla performance resa nel quintetto tratto da Der Meistersinger di Wagner al concerto di fine anno del Conservatorio, il 3 luglio 1909. Ma Joyce e Bartoli rimasero in contatto per molto tempo: è noto che Joyce aveva molto rispetto per il suo maestro e continuò a seguire le attività musicali di Bartoli anche dopo che questi ebbe lasciato il Conservatorio (alla fine del 1909 in una lettera a Stanislaus da Dublino Joyce si informa sulla qualità della direzione bartoliana dell’Elisir d’amore). Sembra anzi che, nel 1912, Joyce avesse addirittura concepito l’ide adi coinvolgere il suo vecchi maestro in un affare e che fra il ’12 e il ’14 egli usasse assistere ai concerti tenuti da Bartoli. Oltre a una dedizione estremamente seria e pervasiva alla loro arte, infatti, i due uomini condivisero un insolito interesse per la musica corale antica e, se si può credere al necrologio di Bartoli apparso su “Il Piccolo”, perfino un indifferenza bohemienne per il pagamento dei conti.

Così come ha preso dal suo direttore alla Berlitz School, Almidano Artifoni l’altisonante nome che poi avrebbe usato per l’insegnante di canto di Stephen Dedalus nell’episodio intitolato Wandering Rocks dell’Ulysses, sembra che Joyce abbia riutilizzato nella descrizione di questo personaggio le robuste fatezze di Bartoli.